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LA MESSA E’ SEMPRE UN DONO

All’uscita dall’Eucaristia domenicale, viene oggi consegnato ad ogni famiglia un fascicolo realizzato a più mani, con alcune sottolineature utili ad abitare la chiesa e a vivere la Messa.
Ogni chiesa è segno della comunione intima tra Dio e il suo popolo: è un edificio, ma anche memoria concreta di quell’edificio spirituale che siamo noi e che l’incontro con il Signore risorto rinvigorisce e fa vivere.
Vale la pena, allora, abitare la chiesa con rispetto e prendersene cura, ma ancor più avere cura che ogni celebrazione del Signore sia vissuta come “fonte e culmine” della vita cristiana.
Gran parte del fascicolo fa riferimento alla Messa che, per molti cristiani, è l’unico momento di incontro con la comunità. Vale la pena leggerlo e tenere a memoria quanto scritto, non per dare forma a una corretta o estetica organizzazione dei riti, ma per rendere più eloquente a se stessi e agli altri che nell’Eucaristia è vivo e presente il Signore. La Messa è un dono del Signore e della presenza e partecipazione di tutti, non un servizio predisposto da alcuni perché altri ne usufruiscano. In questo senso, chiede che tutti vi partecipino secondo le proprie possibilità, mettendo insieme al pane e al vino che vengono offerti sull’altare la propria vita, le proprie energie, il proprio amore. Di amore si tratta, allora: essere puntuali, prendere posto accanto agli altri, spegnere o silenziare il cellulare, unirsi al canto, ai dialoghi e ai gesti già stabiliti, adattarsi agli orari della comunità piuttosto che cercare soluzioni alternative, rendersi disponibili ai vari servizi liturgici e alla pulizia degli ambienti… Di amore e dono di sé è fatta la vita, e così la Messa, memoria viva del Signore in mezzo a noi.
Il cambio d’epoca che stiamo vivendo si vede anche nella partecipazione alla Messa domenicale, nel modo in cui abitiamo gli ambienti della preghiera e in cui viviamo le celebrazioni, come pure nella diminuzione delle persone disponibili a collaborare attivamente per rendere autentiche le celebrazioni eucaristiche. Quei cambiamenti che il presente, e ancor più il futuro, ci chiamano a compiere, anche nel ridurre il numero delle Messe, potranno diventare l’occasione per una più profonda presa di coscienza che nulla è dovuto, ma tutto è stupendamente dono.
don Silvano, il parroco