UNA GOCCIA PREZIOSA

La carità è farsi prossimo ad ogni uomo privilegiando gli ultimi e i poveri. Compito primario del “Gruppo Caritas Parrocchiale” è far crescere in ognuno di noi in particolare e nella comunità parrocchiale in generale:
• il senso della carità
• e la coscienza della solidarietà e della condivisione.
L’impegno, quindi, della Caritas Parrocchiale nell’educazione alla carità è quello di animare la comunità cristiana affinché viva la fraternità e condivida la vita delle persone più deboli, anche rendendosi parte attiva di alcune particolari attività.
Una iniziativa, molto cara al Gruppo e cominciata molti anni fa è l’invio di un biglietto di auguri di buon compleanno con l’invito a partecipare alla Messa il primo venerdì del mese a ultrasettantenni che compiono gli anni in quel mese e, durante le feste natalizie, di un biglietto di auguri alle famiglie che in quell’anno hanno subito un lutto. Dopo una pausa motivata dalla pandemia, come Gruppo desideriamo di riprendere la visita alle persone sole e bisognose di amicizia. Altre esperienze significative sono quella dei Pranzi di Solidarietà, con i quali, insieme ad altre parrocchie cittadine, sopperiamo alla pausa domenicale delle Cucine economiche popolari di Padova: tre giovani volontari impegnati in questo servizio, hanno continuato anche nel periodo del Covid a svolgere il loro operato.
Attualmente tre volontarie del Gruppo Caritas svolgono il “servizio” di distribuzione alimenti a famiglie in difficoltà economica residenti nel nostro territorio: la borsaspesa, consegnata mensilmente, contiene principalmente prodotti FEAD (Fondo di Aiuti Europei agli indigenti) ed è non solo un aiuto concreto alle necessità ma anche un mezzo per entrare in contatto con le persone.
Relazionandoci con esse e ascoltandole emergono i loro bisogni ma nascono anche dei rapporti. Due medici in pensione, proprio a inizio della pandemia, si sono rese disponibili per la distribuzione alimenti permettendo che questo servizio potesse continuare.
Un’ulteriore attività della Caritas è quella del doposcuola nel quale, accanto a 40 ragazzi di 15 nazionalità diverse, sono impegnati 22 volontari (insegnanti in pensione, studenti universitari ed altri…).
In tutto questo, è molto importante fare rete con i Servizi Sociali del Territorio.
“Quello che facciamo è soltanto una goccia, ma se non ci fosse quella goccia all’oceano mancherebbe”, diceva Madre Teresa di Calcutta. Gesù sia il nostro aiuto!

Il Gruppo Caritas
della Parrocchia di Santa Teresa

L’AVVENTO NELLA CARITA’

All’inizio di un nuovo anno liturgico viviamo il tempo di Avvento, celebrando insieme il Signore che si è fatto uomo ed è venuto tra noi, che un giorno tornerà in mezzo a noi a ricapitolare in sé tutte le cose e che viene sempre, in ogni momento, a donarci la lieta sorpresa dell’amore fedele di Dio. Dio è colui che viene in mezzo a noi e alcuni segni evidenzieranno nella liturgia domenicale la sua venuta: l’ingresso del Libro dei Vangeli, la processione con le offerte e l’andare dei ministri straordinari della Comunione a portare l’Eucaristia ad alcuni fratelli ammalati e assenti.
Dio si fa strada nella liturgia e alcuni segni e gesti ne manifestano la presenza ma, come la nostra Diocesi ci tiene a sottolineare ogni anno nel tempo di Avvento, egli si fa strada soprattutto nella carità fraterna, nell’amore condiviso nella vita quotidiana grazie alla Parola e al Pane con cui ci nutre di domenica in domenica. Ed ecco che in questo tempo cercheremo di dare evidenza alla carità, non per compiacerci della nostra generosità ma per esprimere con verità e forza che questo è il frutto più buono della vita cristiana. Per questo, alle offerte che già portiamo ogni domenica all’altare per le necessità della comunità, nelle domeniche di Avvento aggiungeremo alla conclusione delle Celebrazioni una raccolta ulteriore, raccogliendo un contributo per le necessità di persone e famiglie del nostro territorio in difficoltà economica e che, grazie ad alcuni volontari delle Caritas parrocchiali e vicariale, cerchiamo di raggiungere. La carità non è un di più della fede ma uno dei suoi aspetti fondamentali ed essa non la si può delegare ad altri, neanche ad un apposito gruppo. Anche per questo nelle prossime domeniche la prima facciata del Notiziario sarà a cura della Caritas delle tre parrocchie dell’Unità Pastorale: nel conoscerne ulteriormente lo stile e le azioni concrete potremo sentire la chiamata ad essere comunità che vivono la carità fraterna in modo ancora più evangelico e comunitario.
Con l’occasione diamo visibilità ad una scelta condivisa dai tre Consigli pastorali parrocchiali: suor Marina e suor Carmela della Comunità Malbes che risiede nella canonica del Bassanello, insieme a me e agli altri preti, saranno le assistenti spirituali delle Caritas presenti nell’Unità pastorale, condividendo con i laici già impegnati e altri che si uniranno, la comune responsabilità della vicinanza ai fratelli bisognosi.
Il parroco, don Silvano

E’ GESU’ IL SIGNORE!

Si conclude in questa settimana l’anno liturgico, che “è per noi la possibilità di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo, immergendo la nostra vita nel mistero della sua Pasqua, in attesa del suo ritorno. È questa una vera formazione continua” (Francesco, Desiderio desideravi, 64). Questa conclusione ci vede celebrare nell’ultima domenica Cristo Re dell’Universo, ossia il suo essere il Signore di ogni cosa, il capo del corpo, della Chiesa, la pienezza di tutto, Colui che ha riconciliato il cielo e la terra (cf. Col 1,12-20). Questa è anche la meta del nostro cammino: vivere riconoscendo nel Figlio di Dio il nostro unico Signore e compiere ogni scelta mettendo lui al centro. Celebrare Cristo Signore Re dell’Universo nulla ha a che fare con il potere umano ma piuttosto con la fede che lavora il cuore e lo rende, giorno dopo giorno, sempre più simile a quello del Figlio di Dio, umile e generoso. E a questo siamo interpellati anche come comunità cristiana, ossia a lasciarci unire non tanto dalle simpatie o solo da valori condivisi e voglia di relazione ma dalla sua presenza che affascina e attira a sé, trovando in lui il centro, il perno, il cuore del vivere insieme.
Domenica prossima inizierà un nuovo anno liturgico ed entreremo nel tempo dell’Avvento del Signore: di domenica in domenica riscopriremo, grazie anche ad alcuni segni della liturgia, che il Signore è venuto un giorno tra noi nella carne e un giorno tornerà in mezzo a noi ma che anche oggi viene tra noi, soprattutto quando siamo radunati insieme nell’ascolto della sua Parola e nel vivere i Sacramenti. Ed ecco la grande opportunità che tutti, ragazzi, giovani e adulti riceviamo: accogliere la sua chiamata domenicale a celebrare la sua Pasqua partecipando alla Celebrazione eucaristica per incontrarlo. “La domenica, prima di essere un precetto, è un dono che Dio fa al suo popolo (per questo motivo la Chiesa lo custodisce con un precetto). La celebrazione domenicale offre alla comunità cristiana la possibilità di essere formata dall’Eucaristia. Di domenica in domenica, la Parola del Risorto illumina la nostra esistenza volendo operare in noi ciò per cui è stata mandata (cfr. Is 55,10-11) e la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo vuole fare anche della nostra vita un sacrificio gradito al Padre, nella comunione fraterna che si fa condivisione, accoglienza, servizio. Di domenica in domenica, la forza del Pane spezzato ci sostiene nell’annuncio del Vangelo nel quale si manifesta l’autenticità della nostra celebrazione” (ibidem).
Il parroco, don Silvano

SIAMO IN SINODO

Dal 16 maggio 2021, la Chiesa di Padova ha intrapreso un cammino intenso ed esigente – un Sinodo, appunto – per rispondere coralmente alla domanda: «Quale Chiesa desidera il Signore nella nostra Diocesi?».
Compreso che le dinamiche attuali rendono questa domanda indispensabile, avremmo potuto risolverla attraverso qualche incontro a livelli diversi e, invece, incoraggiatati dal vescovo Claudio abbiamo intrapreso un percorso ampio e dilatato nel tempo che faccia sperimentare la gioia di essere comunità che si mette in ascolto dello Spirito del Signore per offrire una risposta che non sia frutto né del “si è sempre fatto così” né del solo buon senso tantomeno una delega fatta ad alcuni specialisti.
Dopo un primo anno preparatorio, vissuto attraverso un primo ascolto dei cristiani e non solo che vivono nel territorio diocesano, quest’anno è stata avviata la fase del vero e proprio discernimento comunitario, ossia del mettersi in ascolto reciproco e del Signore per comprendere come lui desidera che viviamo la fede e il nostro essere Chiesa di Padova in questo tempo. A giugno scorso, circa 400 persone di ogni vocazione e provenienti dall’intera Diocesi hanno ricevuto il mandato dal vescovo Claudio di dare insieme, come Assemblea sinodale, risposta alla domanda cruciale. Ciò avverrà raccogliendo nei primi mesi del 2023 i contributi dei cosiddetti “Gruppi di discernimento sinodale”, ossia piccoli gruppi dalle 7 alle 12 persone che in tutte le parrocchie e realtà diocesane rifletteranno in questi ultimi mesi del 2022, in un clima di ascolto e di preghiera, su uno dei 14 temi individuati grazie il lavoro fatto fino a giugno e che riguardano gli aspetti fondanti della vita ecclesiale: l’annuncio del Vangelo, il bisogno di spiritualità, la liturgia, il rapporto con la cultura, la famiglia, le priorità pastorali,…
Se già nei mesi scorsi siamo stati invitati a fare tutti la nostra parte, tanto più in questo momento in cui ancora la parola viene data a tutti i cristiani della Diocesi. Come indicato nell’ultima facciata del Notiziario e nelle bacheche parrocchiali, siamo invitati giovani e adulti delle tre comunità parrocchiali, a dare il nostro personale contributo al Sinodo diocesano partecipando ai Gruppi di discernimento sinodale. Non deleghiamo ad altri di dare voce allo Spirito Santo che anche oggi parla alla sua Chiesa: partecipiamo a
questa proposta, offrendo al Signore la nostra persona perché la sua volontà possa essere compresa e scelta.
Il parroco, don Silvano

UN CUORE SOLO

È ormai un mese che insieme agli altri preti sono con voi. Sono state settimane intense, ricche di incontri personali, celebrazioni e riunioni con quanti sono impegnati in diversi ambiti e servizi che ci hanno dato modo di scoprire tanta generosità e gratitudine nonché di avvertire il desiderio di camminare insieme.
Abbiamo incontrato anzitutto gli Organismi di comunione – Consiglio pastorale e Consiglio per la gestione economica – di ogni parrocchia e con ciascuno di essi abbiamo dato spazio a un primo ascolto della realtà pastorale. Nel confronto è emerso un grande desiderio di riscoprirsi comunità cristiana, anche alla luce dell’intenso lavoro fatto negli ultimi anni e raccolto nel fascicolo “Percorso di riflessione sulla futura conformazione dell’Unità pastorale alla Guizza” e con sorpresa è emersa una proposta comune: gli Organismi di comunione di ciascuna parrocchia hanno scelto di promuovere nelle prossime settimane un incontro fra tutti gli operatori pastorali della propria comunità, ossia un’occasione prolungata di incontro, formazione e convivialità fra quanti svolgono un impegno pastorale per conoscersi maggiormente, raccontare la propria esperienza di servizio e raccogliere qualche indicazione per il futuro. Sarà questo un primo passo utile a favorire la vita comunitaria, rendendola sempre più centrata sul Signore Gesù e sulla fraternità, in un tempo in cui, per svariati motivi, avvertiamo lo sfilacciarsi dei legami personali, il venire meno della generosità a spenderci per e con gli altri, la gioia di celebrare insieme l’unico Signore.
Di fronte a questi grandi bisogni, sappiamo bene come un singolo appuntamento sia molto parziale: avremo ancora bisogno di occasioni come queste per liberare le energie che lo Spirito del Signore infonde nei singoli e nella comunità. Un primo incontro, tuttavia, ci farà bene per rinnovare la nostra risposta a Colui che ci ha chiamati alla fede e al servizio in comunità ma anche per essere sempre di più cristiani che vanno verso gli altri, risvegliando in quanti ci incontrano il desiderio di essere pietre vive nell’unico edificio spirituale della Chiesa.
Il parroco, don Silvano

IL BELLO DELLA SANTITA’

I prossimi 1 e 2 novembre, sono due giorni che hanno molto da dire alla nostra vita: la celebrazione di tutti i santi e il ricordo di tutti i defunti ci aiutano a mettere insieme la nostra fragilità e la profonda sete di realizzazione piena. Nella fede, il nostro essere creature non è un problema, come spesso ci ritroviamo a pensare, ma la vera e grande occasione : nel nostro essere semplicemente umani vi è un sogno di Dio, una promessa che giunge alla sua realizzazione in una vita spesa al meglio alla maniera di Cristo Gesù nell’attesa di vivere per sempre con lui.
La nostra esistenza si realizza proprio nella santità che nulla ha a che fare con la perfezione umana ma con la vita buona e bella “della porta accanto” e vediamo “nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere” (Francesco, EG 7).
Il nostro territorio non ha un proprio cimitero e ciò non ci permette in questi giorni di pregare insieme, come comunità, accanto alle tombe nei nostri cari, quasi toccando con mano la comune fragilità della vita. Non mancano tuttavia le occasioni per sentirci accomunati dalla medesima debolezza dei familiari, parenti e amici che, magari dopo una lunga malattia o improvvisamente, sono morti e vivere questa comune caratteristica con fede e amore, consapevoli di essere preziosi così come siamo, aiutandoci a vivere con speranza, desiderando l’eternità e anticipandola qui, oggi, grazie alla preghiera, ai sacramenti e alla carità.
La vita quotidiana in famiglia, al lavoro, nel quartiere, in parrocchia, ci fa sperimentare la fragilità dei nostri caratteri, della nostra generosità, della nostra fede, del nostro servizio per la crescita del regno di Dio ma sono proprio questi i luoghi e i momenti in cui ritornare alla verità più profonda, ossia scoprirci creature di Dio capaci di aiutarsi nel vivere la santità quotidiana.
Il parroco, don Silvano

SARETE MIEI TESTIMONI

È questo il titolo della Giornata Missionaria Mondiale che viviamo in questa domenica in tutta la Chiesa.
Quando sentiamo o leggiamo la parola “missionario” probabilmente subito pensiamo a chi in paesi lontani si spende per annunciare il Vangelo, preti che girano da un luogo all’altro per celebrare i sacramenti, religiosi e religiose che incontrano famiglie oppure piccole comunità, medici, operatori sanitari o altri volontari impegnati per alleviare le malattie o le indigenze di tanti poveri…
La Missione è, certamente, tutto questo ed è doveroso un grazie al Signore per tanti uomini e donne che, come in molti secoli di Chiesa, lasciano la propria terra per farsi compagni di strada di altri nel nome di Gesù nonché pregare per loro e dare il nostro sostegno fattivo. Ma la missionarietà è qualcosa di più ampio che riguarda ogni battezzato, anche noi che viviamo qui in questo quartiere di Padova. La missionarietà altro non è che lo slancio incontenibile di chi ha incontrato il Signore e avverte dentro di sé l’urgenza, la bellezza, il desiderio di annunciare il suo Vangelo a tutti. Non un impegno obbligato, un tributo da pagare per vivere la propria fede ma uno slancio spontaneo del cuore che chi ha incontrato il Maestro non può trattenere.
Diventa necessario, allora, interrogarci come singoli e come comunità in questa occasione e chiederci se questo slancio ci appartiene, se nelle nostre giornate ci sta a cuore raccontare la nostra fede agli altri oppure se è un’esperienza relegata al privato o una tradizione imparata ma statica. E la riflessione doverosamente ci porterà a considerare la nostra relazione personale con Gesù: è al centro della nostra vita? Nel suo nome viviamo relazioni nuove con gli altri, fiduciose, generose, amorevoli, incoraggianti?
“Predicate sempre il Vangelo, e se fosse necessario anche con le parole”, scrisse Francesco d’Assisi nella Regola per i suoi frati (FF, 43). Questa espressione ben completa il titolo della giornata odierna: ci indica che il primo modo con cui essere testimoni del Signore in famiglia, in parrocchia, nel quartiere… è la nostra vita, sono i nostri atteggiamenti, il non detto più che le parole. Ricominciamo da qui, anche
sperimentando personalmente insieme vie nuove di annuncio, perché questa è l’esperienza fondamentale della comunità cristiana, da qui si fa Parrocchia insieme.
Il parroco, don Silvano

UN BUON INIZIO

A pochi giorni dall’inizio del mio servizio tra voi insieme a don Riccardo, don Andrea e don Giuseppe, rinnovo la gra­titudine a tutti per l’accoglienza che ci avete riservato, per le belle Celebrazio­ni arricchite dalla numerosa presenza, dal canto, da alcuni gesti molto signifi­cativi e i successivi momenti di brindisi e benvenuto vissuti in ciascuna Parroc­chia. I tanti sorrisi e saluti cordiali sono una benedizione su questo inizio per cui vi siamo grati e che vi chiediamo di accompagnare ancora con la vostra preghiera, perché il Signore illumini la nostra presenza. Da parte nostra, assi­curiamo la preghiera per voi, e per ogni situazione di particolare necessità di cui veniamo a conoscenza.

Le parole del vescovo Claudio, cariche di familiarità e paternità, hanno già tracciato la via per il nostro cammino: ci aiuteremo a vivere il Battesimo, a cu­stodire e condividere il dono della fede, ad essere comunità cristiana consape­voli della preziosità di ogni Parrocchia ma anche della necessità di un cammi­no comune nell’Unità pastorale e so­prattutto del bisogno di dare tutti un personale contributo perché ogni co­munità sia generativa, senza delegare ad altri quanto ognuno ciascuno può donare.

Da parte di noi presbiteri, vi assicuria­mo la nostra presenza, generosità e passione pastorale. Come parroco cer­cherò di essere presente in ogni comu­nità parrocchiale: allo stesso tempo, almeno inizialmente e in particolare per le Celebrazioni liturgiche, io sarò mag­giormente presente nella Parrocchia del Bassanello, don Riccardo alla Guizza e don Andrea a Santa Teresa; non man­cherà la presenza di don Giuseppe alle Celebrazioni e nei momenti di Adora­zione eucaristica, con la disponibilità al dialogo spirituale e alle Confessioni, ma anche ad altri momenti comunitari.

Quanto scritto in questo foglio è una semplice . “traccia” del cammino che stiamo intraprendendo assieme, come sottolinea il nuovo nome del Notiziario parrocchiale. “Traccia” è un sostantivo ma anche un verbo che esorta, un invi­to personale a seminare tracce di vita cristiana nel nome del Signore Gesù.

Il parroco, don Silvano

NELLA GIOIA DI SERVIRE

Come promesso, eccomi ad iniziare il servizio accanto a voi. Arrivo con il bagaglio dei miei “primi” cinquant’anni di vita, grato verso la mia famiglia e quanti ho potuto incontrare in ventitré anni da presbitero, per la fede che ho trovato in tante persone e i passi fatti assieme, contento di poter iniziare un nuovo tratto di strada a servizio del Vangelo in questa porzione di Chiesa che il vescovo Claudio mi ha affidato. Vengo tra voi con altri tre preti: insieme ci metteremo a servizio del Signore, scoprendo la sua presenza in queste comunità e nelle vostre case. Arriviamo con età ed esperienze diverse ma con il comune desiderio di camminare insieme, condividendo la vita quotidiana, celebrando e annunciando il Signore, servendolo nei fratelli, scoprendo e percorrendo quei sentieri che lui ci farà comprendere affinché il fuoco del suo Vangelo sia vivo in ciascuna parrocchia e riscaldi quanti abitano in questa densa zona cittadina. Insieme al vescovo Claudio abbiamo scelto di vivere insieme in una sola canonica: crediamo che la vita insieme ci aiuterà a custodire un cuore disponibile e attento alla relazione e alla fede, renderà più fluida la comunicazione tra di noi e restituirà una più autentica testimonianza di fraternità a servizio di tutti. Vivremo nella canonica dei Santi Angeli Custodi alla Guizza, in una casa che desideriamo abbia la porta aperta a tutti, ma cercheremo di essere presenti nel quotidiano anche degli ambienti parrocchiali delle parrocchie di Santa Maria Assunta al Bassanello e di Santa Teresa di Gesù Bambino. Faremo strada insieme, desiderosi di andare con voi dietro all’unico Maestro!
Carissimi, grazie per l’accoglienza che io e i confratelli già stiamo sperimentando in diversi modi. Grazie ai Consigli pastorali e di Gestione economica, a don Luigi, don Giuseppe e don Vittorio, alle suore, ai padri Dehoniani del Crocifisso per il lavoro intenso svolto nei mesi estivi al fine di rendere sereno e costruttivo il passaggio di testimone. Il nostro arrivo ha chiesto di mettere mano alle casse parrocchiali per predisporre gli ambienti in cui abiteremo come preti e ci ha impegnati a trovare modi adeguati per sostenerle. Cercheremo di affrontarle con impegno, insieme ad altre sfide creative e importanti che saremo chiamati a condividere per vivere insieme la gioia del Vangelo.
Il nuovo parroco,
don Silvano Trincanato

SETTEMBRE: MESE DEL SEMINARIO

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«Dono di Dio» è il prete per una comunità: uomo che continuamente si lascia plasmare da Gesù e dal suo Vangelo e guida altri in questa arte, segreto della vita piena. Così recita l’introduzione al poster per il mese del Seminario. Ringraziamo il Signore per il dono di quattro presbiteri (avevamo detto solo a voce della nomina di don Riccardo Benetti a vicario parrocchiale e qui la pubblichiamo) per le parrocchie dell’UP. Continuiamo a pregare il Signore per loro in attesa degli ingressi nelle parrocchie che saranno: sabato 08,10, alle 17, ai ss. Angeli; domenica 09.10, alle 09.30, a S. Teresa e, sempre il 09.10, alle 11.30, al Bassanello (a tutti sarà presente il vescovo Claudio).

In questi giorni ci giunge notizia di un avvicendamento anche tra le suore Salesie a S. Teresa. Ringraziamo sr Lucinda (Marcato) per il suo servizio umile, delicato e duraturo e accogliamo sr Libia (Suquinagua), dell’Ecuador, che condivide con noi i primi passi della sua consacrazione.