PASQUA DI RISURREZIONE
É POSSIBILE RICOMINCIARE SEMPRE

Anche in questi tempi bui per la guerra e per la pandemia il Signore risorto ci invita a ricominciare, a non perdere mai la speranza. La pasqua ci dice che è possibile ricominciare sempre.
Le donne pensavano di trovare un corpo da ungere, invece hanno trovato un sepolcro vuoto. Erano andate a piangere un morto, invece hanno ascoltato un annuncio di vita.
Erano piene di spavento, timorose e piene di stupore. Lo stupore che provavano era un timore misto a gioia. Erano meravigliate nell’ascoltare le parole del giovane vestito di una veste bianca: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. É risorto e vi precede in Galilea, là lo vedrete.
Andare in Galilea significa anzitutto ricominciare – Per i discepoli è ritornare nel luogo dove per la prima volta il Signore li ha cercati e li ha chiamati a seguirlo. É il luogo del primo incontro e del primo amore. Pur avendolo seguito, pur stando sempre con Lui, spesso non hanno capito fino in fondo le sue parole e lo hanno abbandonato. La croce per loro era insopportabile. Malgrado questo il Signore si ripresenta ancora una volta e ripete loro la sua chiamata. Impariamo, dentro questa Galilea, la nostra vita di sempre, che il Signore è capace di tracciare sentieri nuovi anche dentro le strade delle nostre sconfitte.
Sempre c’è una vita nuova che Dio è capace di far riemergere e ripartire al di là di tutti i nostri fallimenti. Egli ci precede sempre: nella croce della sofferenza, della desolazione e della morte, così come nella gloria di una vita che risorge, di una storia che cambia, di una speranza che rinasce.
Andare in Galilea significa anche percorrere strade nuove – È muoversi nella direzione contraria al sepolcro. Non vivere più la “fede dei ricordi”, come se Gesù fosse un personaggio del passato, un amico di gioventù ormai lontano, un fatto accaduto tempo fa, quando da bambino frequentavo il catechismo.
Andare in Galilea, invece, significa imparare che la fede, per essere viva, deve rimettersi in strada.
Deve ravvivare ogni giorno l’inizio del cammino, lo stupore del primo incontro. E poi affidarsi, senza la presunzione di sapere già tutto, ma con l’umiltà di chi si lascia sorprendere dalle vie di Dio.
Andiamo in Galilea a scoprire che Dio non può essere sistemato tra i ricordi dell’infanzia ma è vivo, sorprende sempre. Risorto, non finisce mai di stupirci.
Gesù non è un personaggio superato. Egli è vivo, qui e ora. Cammina con te ogni giorno. Andare in Galilea significa, inoltre, andare ai confini – Perché la Galilea è il luogo più distante: in quella regione composita e variegata abitano quanti sono più lontani dalla purezza rituale di Gerusalemme. Eppure, Gesù ha iniziato la sua missione, rivolgendo l’annuncio a chi porta avanti con fatica la vita quotidiana, rivolgendo l’annuncio agli esclusi, ai fragili, ai poveri, per essere volto e presenza di Dio, che va a cercare senza stancarsi chi è scoraggiato o perduto, che si muove fino ai confini dell’esistenza perché ai suoi occhi nessuno è ultimo, nessuno escluso. Lì il Risorto chiede ai suoi di andare, anche oggi in questa “Galilea” reale. É il luogo della vita quotidiana, sono le strade che percorriamo ogni giorno, sono gli angoli delle nostre città in cui il Signore ci precede e di rende presente, proprio nella vita di chi ci passa accanto e condivide con noi il tempo, il lavoro, le fatiche e le speranze. In “Galilea” impariamo che possiamo incontrare il Risorto nel volto dei fratelli, nell’entusiasmo di chi sogna e nella rassegnazione di chi è scoraggiato, nei sorrisi di chi gioisce e nelle lacrime di chi soffre, soprattutto nei poveri e in chi è messo ai margini.
Gesù, il Risorto, ci ama senza confini e visita ogni nostra situazione di vita. Con Lui, la vita cambierà. Perché oltre tutte le sconfitte, il male e la violenza, oltre ogni sofferenza e oltre la morte, il Risorto vive e il Risorto conduce la storia.
Sorella, fratello se porti nel cuore un’ora buia, un giorno che non è ancora spuntato, una luce sepolta, un sogno infranto, vai, apri il cuore con stupore all’annuncio della Pasqua: “Non avere paura, è risorto! Ti attende in Galilea”.
(Spunti tratti da un’omelia di Papa Francesco e liberamente riadattati)

LE SCELTE SULLE ARMI

L’aggressione russa all’Ucraina ha oggettivamente sconvolto le agende
politiche delle democrazie occidentali. Da una doppia emergenza,
quella climatica e pandemica, si sta scivolando nei fatti verso un’altra
emergenza legata alla difesa e alla sicurezza nel cuore dell’Europa (ma
anche in Estremo Oriente). Il tema lacerante del riarmo, e del
raggiungimento del 2% del Pil in spesa militare concordato in sede
Nato, non merita di essere affrontato, sia in sede europea sia nel
nostro Paese, assumendo posizioni strumentali. Democrazie mature
sono in grado di affrontare un tema sensibile e complesso andando
oltre il ‘va fatto perché va fatto’ e non limitandosi a un pacifismo solidarismo a intermittenza, che si riaffaccia nei partiti solo quando
appare conveniente. Si può fare di più, si deve fare meglio. (…) Proprio
quel ‘no’ forte pronunciato da papa Francesco al riarmo europeo e
globale, (…) esige che innanzitutto ci sia un dibattito vero (…) e che
comunque si conservi il ruolo proprio della politica (…): questa Europa
che si divide costantemente su tutto – dall’accoglienza dei migranti
alla sicurezza energetica alla stessa azione di politica estera – si ritrova
compattamente unita nel desiderio di avere più armi e più
‘deterrenza’, ma per la gran parte ognun per sé. Soldi in armi e soldati
dei singoli Stati subito; difesa comune (più efficiente e meno costosa)
domani, forse. Nessuno può avere dubbi sul fatto che quali che siano,
infine, per convinzione o per necessità, per mediazione o per sfida, le
scelte compiute dall’Italia e dagli altri Stati della Ue, il sogno europeo
era e resta un altro.
(Avvenire; Marco Iasevoli; Giovedì 31 marzo 2022; Le scelte sulle
armi. Ma il sogno europeo era e resta un altro)

IN NOME DI DIO, FERMATEVI

Preghiera per la Pace
Perdonaci la guerra, Signore.
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio,
abbi misericordia di noi peccatori!
Signore Gesù, nato sotto le bombe di Kiev, abbi pietà di noi!
Signore Gesù, morto in braccio alla mamma
in un bunker di Kharkiv,
abbi pietà di noi!
Signore Gesù, mandato ventenne al fronte, abbi pietà di noi!
Signore Gesù, che vedi ancora le mani armate
all’ombra della tua croce,
abbi pietà di noi!
Perdonaci Signore, se non contenti dei chiodi con i quali
trafiggemmo la tua mano, continuiamo ad abbeverarci
al sangue dei morti dilaniati dalle armi.
Perdonaci, se queste mani che avevi creato per custodire,
si sono trasformate in strumenti di morte.
erdonaci, Signore, se continuiamo ad uccidere nostro fratello,
se continuiamo come Caino a togliere le pietre
dal nostro campo per uccidere Abele.
Perdonaci, se continuiamo a giustificare
con la nostra fatica la crudeltà,
con il nostro dolore legittimiamo l’efferatezza dei nostri gesti.
Perdonaci la guerra, Signore.
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, ti imploriamo!
Ferma la mano di Caino!
Illumina la nostra coscienza, non sia fatta la nostra volontà,
non abbandonarci al nostro agire!
Fermaci, Signore, fermaci!
quando avrai fermato la mano di Caino, abbi cura anche di lui.
È nostro fratello.
O Signore, poni un freno alla violenza! Fermaci, Signore!
Amen

DOPO IL DIGIUNO …

don Egidio Munaron

… UN AGGIORNAMENTO

CUSTODIRE OGNI VITA

DIAMO LUCE ALLA SOLIDARIETA’

I POVERI LI AVETE SEMPRE CON VOI

INDULGENZA … UNA PORTA SEMPRE APERTA