Non so quanto casualmente, ma in questi giorni ricorre la memoria di alcuni santi e martiri accomunati dalla tragica esperienza del nazismo. Ricordiamo San Massimiliano Maria Kolbe, prete e frate francescano polacco che offrì la sua vita nel campo di Auschwitz per salvare un padre di famiglia, morendo nel bunker della fame (14 agosto 1941). Accanto a lui Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, brillante filosofa tedesca di origine ebraica, convertitasi al cattolicesimo e divenuta monaca carmelitana; fu arrestata nei Paesi Bassi a causa delle persecuzioni razziali, deportata e uccisa nelle camere a gas di Auschwitz (9 agosto 1942).
Vi è poi il Beato Franz Jägerstätter, contadino e padre di famiglia austriaco che, per obiezione di coscienza, rifiutò di arruolarsi nell’esercito di Hitler ritenendo il nazismo incompatibile con il Vangelo, e per questo fu decapitato (9 agosto 1943). Oltre a questi testimoni più noti, facciamo memoria di Titus Brandsma, sacerdote carmelitano olandese e oppositore della stampa nazista, ucciso nel campo di Dachau (26 luglio 1942), e delle undici suore polacche della Sacra Famiglia, che si offrirono di morire al posto di alcuni civili e furono fucilate (1° agosto 1943).
Si tratta di testimonianze diverse, ma tutte accomunate da una profonda fedeltà al Signore e a una coscienza illuminata dalla luce del Vangelo. Uomini e donne che rendono bella la Chiesa ancora oggi, facendola risplendere nella sua più genuina bontà, e che incoraggiano anche noi a vivere la nostra fede fino in fondo, senza compromessi. Sebbene non siamo toccati direttamente dalla persecuzione, dall’ingiustizia o dalla guerra, la loro fede umile e convinta ci interpella a essere credenti integri. Ci chiede di vivere fedelmente la nostra vocazione lì dove siamo, senza rimanere indifferenti a quanto accade agli altri, vicini o lontani.
In un tempo come il nostro, la loro testimonianza ci esorta con forza a vivere la carità fraterna con tutti, senza dare adito a discriminazioni o a forme, velate o manifeste, di razzismo e intolleranza. Non esistono razze o etnie migliori di altre e non c’è spazio, tanto meno per i credenti, per atteggiamenti di supremazia o di abuso. Siamo chiamati ad accoglierci gli uni gli altri nella reciprocità e nel dono gratuito, valorizzando le diversità come occasione di crescita.
Allo stesso tempo – come cercheranno di scoprire i nostri giovani durante il camposcuola in Austria sulle orme di Franz e Franziska Jägerstätter – questo è il momento di riscoprire il valore della coscienza. Dobbiamo formarla alla luce del Vangelo e ascoltarla con onestà per essere fermento di bene ovunque ci troviamo, restando fedeli al Signore anche quando il mondo va da un’altra parte. Siamo chiamati a testimoniare ad alta voce quella verità che brucia, ma per cui vale sempre la pena spendere la vita: Gesù Cristo, il Signore!
don Silvano, il parroco