Accanto alla ricorrenza liturgica dei patroni di due delle nostre comunità – Santa Teresa di Gesù Bambino l’1 ottobre e i Santi Angeli Custodi il 2 ottobre – risalta, in questa domenica, quella del patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi.
Francesco è stato un cristiano dalle mille sfaccettature, ed è forse proprio per questa sua ricca umanità che ognuno di noi lo sente vicino, intimo e affidabile. Da un lato è stato un credente tutto d’un pezzo, dall’altro un uomo di profonda relazione, capace – anche distaccandosi dai legami familiari – di amare in piena libertà, di accogliere uomini e donne, di avvicinarsi a semplici e potenti, ma soprattutto di prendersi cura degli ultimi. In lui convivono l’adoratore che custodisce la Trinità nel cuore e desidera solo lodarla, e il “fratello universale” che cammina povero tra i poveri. Sposando “sorella povertà”, Francesco cerca solo il Signore della vita, offrendo alla Chiesa un’obbedienza evangelica che non contesta, ma restaura e sorregge le mura dall’interno. Come ogni battezzato – ma in modo evidente anche nel corpo segnato dal dono delle stimmate – Francesco è un “altro Cristo”, un credente trasfigurato dal Vangelo tanto da assumerne i tratti persino nella carne.
Celebrare San Francesco, allora, è l’opportunità per ringraziare il Signore del dono di una straordinaria testimonianza di santità ma soprattutto per accogliere la sua chiamata ad essere tutti creature nuove ovunque ci troviamo, senza timore di lasciarci coinvolgere fino in fondo dal Vangelo. Negli ambienti che frequentiamo abitualmente non mancano le occasioni per essere autenticamente noi stessi, per fare la differenza rispetto a un’umanità talvolta superficiale, aggressiva, incurante dell’altro e del creato, piegata sul potere dei forti e sul proprio comodo piuttosto che animata dalla novità del Signore.
Non mancano situazioni e temi in cui vivere e portare la differenza cristiana e valorizzare una magnifica umanità: è lì che siamo interpellati tutti a testimoniare il nostro essere cristiani, con fiducia e coraggio.
Ci sentiamo incoraggiati e sostenuti in questa esperienza da papa Leone XIV che, anche nei luoghi nevralgici della società e delle istituzioni, nonché dinanzi ai potenti della Terra, non smette di proclamare la vita nuova e genuina annunciata dal Vangelo. Come i giovani di Francia a cui si è rivolto venerdì 25 settembre sera dicendo “voi siete i santi di Francia” anche noi siamo i “santi d’Italia”, capaci di fare la differenza insieme a tanti altri testimoni — primo fra tutti San Francesco d’Assisi.
Il parroco, don Silvano