ti scrivo come in altre occasioni, sebbene questa sia molto diversa.
Lo sai già, ma non posso fare a meno di dirtelo, con l’apertura che sempre ci ha caratterizzati: mi manchi. Da quella tragica mattina dell’1 luglio 2025, mi manca la tua presenza, la tua voce, la tua parola profonda e sicura ma anche simpatica e di compagnia che mi ha accompagnato per ben 37 anni. Mi mancano le nostre chiacchierate a parlare della vita, del cuore umano, di stupidaggini, dei nostri e tuoi svariati interessi, della Chiesa, del nostro essere preti e soprattutto di Gesù e della sua Parola sempre sorprendente. Come a me, manchi a tanti: alla tua famiglia, a tanti amici, alle persone delle comunità che hai servito, a queste parrocchie in unità pastorale nelle quali siamo arrivati assieme nell’ottobre 2022, alla nostra diocesi, al mondo accademico. Se puoi, ora che conosci il segreto della vita, favorisci la crescita tra noi di quei doni che possono consolarci e farci vivere davvero!
In questi mesi mi sono ritrovato fratello di tanti che vivono il lutto nella loro vita di famiglia, di sposi, figli e genitori. Il dolore per la morte è tremendo.
Come capita ad altri, ho vissuto un primo periodo di incredulità, di attesa del tuo ritorno a casa dai viaggi e dalle uscite che facevi, forse una presa di distanza dal dolore della tua mancanza. Poi ho sentito nascere in me un senso di ingiustizia per quanto ti è e ci è capitato e che a volte ho saputo gestire a fatica, perdendo la cordialità con gli altri e la fiducia. Ne è poi arrivato un nuovo periodo, più pacato e sereno, in cui è riemersa tanta riconoscenza verso di te, per quello che mi hai donato, per come mi eri amico, per le tue doti e capacità arricchite profondamente dalla tua amicizia con il Signore, un venire a patti con la vita e anche con Dio che ho riscoperto accanto a me in tutto il mio cammino. A volte qualcosa di tutto questo si ripresenta: allora provo a leggerlo come un segno del nostro legame, della nostra amicizia.
Caro Andrea, sei stato un dono e un dono è stata la nostra fraternità! Mi hai lasciato tanto e molto hai lasciato a noi preti della canonica e alle nostre parrocchie. Non c’è giorno che tra noi non esca il tuo nome, ma soprattutto che si faccia spazio l’intuizione che tu stavi andando al cuore dell’esperienza umana, ossia la relazione con il Signore, scoperto e amato grazie alla Scrittura e alla Chiesa che hai vissuto e servito in tante sue espressioni. In più modi hai cercato di sfrondare la tua vita per poterla cogliere nella sua verità e a questo hai provocato anche noi con le tue riflessioni e le tue scelte. Hai dato tanto? Hai tirato troppo la corda? Non lo sappiamo. Sappiamo che eri un appassionato e questo ci ha aiutati non solo a cercare il Signore ma anche a trovarlo, perché nel seguire le tue passioni poi ci aiutavi ad arrivare a lui.
Carissimo, in uno dei tantissimi messaggi al telefono, un giorno ci siamo scritti dopo aver tenuto insieme un incontro: “Sembra proprio che uno dei nostri doni sia di essere portatori di gioia. Proprio bello!”. A distanza di un anno dal tuo passaggio da questo mondo al Padre, prego perché tu abbia incontrato la gioia che non finisce e io e tutti quelli che tu hai conosciuto possiamo ancora custodire e portare la gioia, quella del Signore, una gioia piena.
Ci vediamo, Andrea!
don Silvano