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I NOSTRI SENSI ILLUMINA

QUARESIMA 2026 /3
…l’udito

Nel Vangelo della prima domenica di Quaresima ci è stato ricordato che noi non viviamo di solo pane, ma anche della voce di Dio. Questa voce ci ha detto, domenica scorsa: “Ascoltatelo. Potete contare su di lui.
Le sue parole vengono dal mio amore”.
In questa domenica sentiamo un dialogo di questo Gesù. Un dialogo strano, come quelli che sa costruire l’evangelista Giovanni (4,5-42). Una donna di ‘altra’ tradizione di fede, non ‘doc’. Lei convive, dopo cinque matrimoni finiti, non sappiamo con quali ferite del cuore. Gesù va oltre le prime domande di lei, e lei si lascia condurre. Presa forse dall’attenzione inattesa e misteriosa che le viene data impara ad ascoltarlo.
Oggi ci sono molti corsi (costosi!) che insegnano a parlare. Ma non ad ascoltare. È così scontato? Quando al mattino vado alla Messa dalle suore Elisabettine in tram trovo persone immerse nel cellulare. Immagino che quando arrivano al lavoro avranno già incontrato più parole di quante poteva ascoltarne in una giornata mio nonno contadino più di 100 anni fa. Quando lui lavorava nei campi avrà avuto tutto il tempo per ‘meditare’ in cuor suo le parole della moglie e dei figli. Ogni tanto forse anche le parole della predica domenicale. Come Maria che meditava in cuor suo le parole che le arrivavano. A quei tempi molte persone avranno avuto molto silenzio anche nei pensieri.
La samaritana ha dovuto ‘silenziare’ le curiosità di partenza per arrivare ‘aperta’ alla rivelazione finale: “Sono io che ti parlo”.
Anche il cieco cui Gesù più avanti (cf. domenica prossima) donerà la vista, rifiutato, offrirà a Gesù uno spazio in cui potranno risuonare benefiche le stesse parole: “Sono io che ti parlo”.
In questa domenica, durante la Celebrazione eucaristica, saremo invitati a fare pause di silenzio. Prima, ma soprattutto dopo alcuni ascolti. È possibile che questi spazi siano subito invasi da mille ‘parole’ interiori che interferiscono. Porteremo pazienza.
Impareremo a sospendere la solita fretta e pretesa di capire. Rispetteremo la naturale ‘distanza’. Queste pause saranno invocazione, attesa, perché ‘ascoltare davvero’ è grazia.
Diremo, a Dio e a noi stessi, che non tutti i nostri bisogni sono davvero nostri, o davvero bisogni.
Coltiveremo la speranza di silenziare voci che ‘seducono’ e che ci comprano, per desiderare quello che il Signore desidera per noi.
don Giuseppe, Collaboratore parrocchiale