QUARESIMA 2026 /2
…la vista
Il cammino iniziato nel deserto, che ci porta verso la Pasqua, nella seconda domenica di Quaresima fa una sosta su un monte. È Gesù a condurre alcuni discepoli – e con loro anche noi – in alto, per farci intravedere un anticipo della Pasqua. La fatica della salita si scioglie quando vedono il suo volto luminoso come il sole e le sue vesti candide come la luce. Gesù non cambia identità: cambia il modo di vederlo. Per un momento, i discepoli comprendono chi è davvero, e questo li aiuterà ad affrontare il tempo della prova.
La Trasfigurazione (Mt 17,1-9) è soprattutto un’esperienza dello sguardo. Gesù si lascia vedere per ciò che è, e invita anche noi a imparare a guardare meglio. Oggi vediamo tante cose, tante immagini, ma rischiamo di guardare poco. Reagiamo in fretta, giudichiamo subito. L’immagine spesso provoca una risposta immediata, ma non crea una vera relazione. Il teologo José Tolentino Mendonça parla di una “mistica degli occhi aperti”: uno sguardo che non vuole possedere, ma accogliere. La luce non si trattiene, si riceve. Imparare a contemplare significa scoprire che ciò che abbiamo davanti non è solo un fatto o una notizia, ma un dono. Un volto stanco non è solo un dato; un conflitto non è solo un titolo; una giornata normale non è solo routine; una chiesa semivuota non è solo un segno di assenza. In ogni istante può nascondersi una visita di Dio. Questa è la mistica dell’istante: accogliere il momento presente e vedere ogni situazione e realtà come occasione di incontro.
Sul monte i discepoli vedono la luce di Gesù. Ma poi tutto torna semplice. Matteo scrive: «Alzando gli occhi, non videro più nessuno, se non Gesù solo». Finita la visione, ricomincia il cammino. Eppure qualcosa è cambiato: ora i discepoli sanno su chi fissare lo sguardo. Forse è proprio questo il messaggio per noi: non abbiamo bisogno di nuove immagini, ma di occhi nuovi. Occhi capaci di fermarsi, di cogliere la luce che attraversa le persone e le situazioni. La fede cresce così: imparando a vedere ogni cosa come segno della presenza di Dio. Il mondo, allora, non è solo un insieme di problemi da risolvere, ma un luogo dove il Signore si fa incontrare. Ogni istante, se vissuto con attenzione e fiducia, può diventare una fessura da cui entra la luce della Pasqua.
don Silvano, il parroco