QUARESIMA 2026 /1
…il gusto
Nella spiritualità cristiana si parla di sensi spirituali, indicando una dimensione interiore che permette di cogliere la vita nella sua profondità. Da questo punto di vista, così come esiste un nutrirsi e gustare le cose – il cibo, l’acqua… – esiste anche un nutrirsi di cibi e bevande spirituali e un gustarli interiormente. Lo stesso vale per gli altri sensi: udito, olfatto, vista e tatto.
Come scrive il teologo José Tolentino Mendonça, «fra sensi spirituali e sensi naturali non c’è contrapposizione. La nostra umanità è sempre spirituale, o almeno conserva in sé questa possibilità, perché Dio non bussa a una porta che non possediamo».
La vita spirituale è profondamente intrecciata con quella fisica: Dio si rivela a noi proprio attraverso i sensi e, quanto più essi si lasciano coinvolgere autenticamente, tanto più possiamo sperimentare la sua presenza. «Dio ci aspetta in tutto ciò che incontriamo… La sfida è abbracciare la vita e ascoltare lì il battito del cuore di Dio. La vita così com’è».
Entrando con Gesù nel deserto della Quaresima, siamo sollecitati, insieme a lui, a diventare attenti alla sua presenza con tutti i sensi, in particolare attraverso il gusto: il digiuno di quaranta giorni e la tentazione del diavolo, che lo sfida a nutrirsi di cibo e di potere, lo mettono alla prova proprio su questo piano.
Insieme a Gesù siamo chiamati a cogliere che non tutto ci nutre allo stesso modo e che esistono l’amaro, il dolce, il salato, l’acido e il gustoso (o “umami”, secondo la tradizione giapponese) che, raggiungendoci, ci permettono di accorgerci della presenza di Dio, di tutto il suo nutrirci e saziarci, e così di «gustare e vedere com’è buono il Signore» (Salmo 34).
All’inizio della Quaresima è un dono riscoprire ciò che davvero ci nutre e la presenza di Dio che ci alimenta. Anzitutto il cibo della nostra tavola, dono da accogliere con gratitudine, evitando sprechi e scegliendo, quando possibile, ciò che è sostenibile e rispettoso del creato. Poi il nutrimento che ci giunge dagli altri: nei loro gesti, nelle attenzioni e nelle parole la nostra vita e la nostra comunità sono quotidianamente sostenute. Infine la Parola di Dio, che orienta e illumina il cammino: è quanto cercheremo di vivere anche nei Centri di ascolto nelle case, lasciandoci nutrire insieme da ciò che davvero sazia il cuore.
don Silvano, il parroco