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I NOSTRI SENSI ILLUMINA

QUARESIMA 2026 /5 …l’olfatto

La primavera ormai è iniziata: i rami degli alberi che fino a poco tempo fa erano spogli iniziano a colorarsi di mille fiori, che indicano un’estate che non è più così lontana. Eppure alcune persone in questo periodo percepiscono il cambiamento, ma non lo vivono con molta serenità. Questi sono gli allergici. In mezzo a tutti questi colori si annidano i pollini, fondamentali per la natura, ma allo stesso tempo riconosciuti dall’organismo di alcuni individui come nocivi e tossici. In questo periodo più che mai l’olfatto viene preso di mira e un senso, che prima si dava per scontato, diventa problematico, qualcosa da gestire. È come quando prendiamo il raffreddore: solo allora ci accorgiamo dell’importanza e della bellezza che il senso dell’olfatto. Molte volte ci dimentichiamo che l’olfatto ci permette di pennellare una foto che osserviamo con qualcosa che la fotografia in sé non riesce a esprimere. L’olfatto risveglia in noi un contatto di fusione con il mondo, in modo quasi intimo e immediato, e si imprime nella nostra mente molto più di altri sensi. Entra nelle narici e permea il nostro cervello di tonalità nuove: a volte piacevoli, altre volte spiacevoli.
Il Vangelo di questa domenica parla proprio di questo senso e ci racconta come Marta si rivolga a Gesù, mettendolo in guardia circa il fratello Lazzaro che è nella tomba: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni”.
Lazzaro, infatti, è morto e Gesù non era lì; ma proprio in questo momento, carico di dolore per un amico perduto, il Figlio di Dio invita a togliere la pietra. Immaginando l’odore che esce da quel luogo possiamo raffigurarci la scena: un odore forte, di morte e di tristezza esce improvvisamente da quel sepolcro. Ma proprio in quel momento Gesù eleva al Padre una preghiera e grida: “Lazzaro, vieni fuori!”… e Lazzaro esce.
Morte, tristezza, disperazione… tutto questo in un attimo viene abitato in modo nuovo. L’odore rimane, ma la novità della vita lo fa mutare in altro, in qualcosa di impensabile. In questo modo il Signore trasforma le nostre morti, i nostri sepolcri. Non mutandoli, non eliminando l’odore, ma chiamandoci fuori, chiamandoci ad uscire. Perché noi non siamo quella puzza che a volte pensiamo di essere: siamo di più.
Siamo cristiani, siamo amici di Dio che portano un odore diverso, l’odore del Maestro.
don Riccardo, Vicario parrocchiale