L’ormai prossima ordinazione presbiterale di don Tommaso è una bella occasione di festa, ma anche un’opportunità per le nostre parrocchie. In un tempo segnato dalla flessione della partecipazione ecclesiale, ci provoca a chiederci: quale Chiesa e comunità vogliamo realizzare? Come essere “pietra viva” oggi nell’edificio spirituale del Signore?
Ogni battezzato porta con sé risorse e limiti, ma ogni vocazione possiede anche un suo “specifico”. Gli sposi sono chiamati a vivere l’amore trinitario, rendendo visibile la tenerezza del Signore per la sua Chiesa. I consacrati, nel silenzio della preghiera o nel servizio ai piccoli e ai poveri, sono profezia del Regno che verrà. I laici sono chiamati a far scorrere nelle realtà del mondo la linfa vitale del Vangelo. E lo specifico del prete?
Oltre ai mandati ricevuti dal Vescovo durante l’ordinazione — la celebrazione dei Sacramenti, la preghiera per il popolo affidato, la comunione filiale con il Signore — la sua missione, in genere, si fa carne nella vita quotidiana della parrocchia. Il prete si spende perché la comunità cresca come Corpo di Cristo, cercando di favorire la fioritura del Regno di Dio al suo interno.
Le forme del ministero del prete sono mutate nei secoli e continueranno a farlo. Il prete del futuro farà ancora il Grest o i campiscuola? Passerà a benedire le famiglie? Lo vedrò spesso o raramente? Lo troverò in chiesa quando vi andrò per una preghiera? La realtà del calo numerico, sia dei preti che dei cristiani in generale, impone delle scelte. Il prete di domani sarà necessariamente un uomo che dovrà tralasciare alcune attività per privilegiarne altre. Alcune saranno portate avanti da altri membri della comunità altre saranno tralasciate, nella speranza che siano privilegiate quelle necessarie. Sta di fatto che si presenta ormai l’opportunità di vivere sempre più come comunità cristiana intera la responsabilità della vitalità comunitaria, senza delegare nulla e sentendosi tutti parte del medesimo Corpo. In questo nuovo scenario, il prete continuerà a essere il custode di ciò che ci rende Chiesa: la Comunione fraterna. Egli resterà quel segno necessario che ci ricorda che la vita cristiana non è uno sforzo solitario, ma un dono che cresce attraverso l’ascolto della Parola di Dio, il Sacramento del Perdono e l’Eucaristia, fonte e culmine di tutto il nostro vivere.
Nell’accompagnare don Tommaso, riscopriamoci comunità e Chiesa, chiamata proprio in questo cammino condiviso a vivere e annunciare il Vangelo oggi. Sentiamoci tutti incoraggiati a fare umilmente la nostra parte: la Chiesa potrà così spogliarsi della veste di struttura di servizi e manifestarsi maggiormente come una splendida sinfonia di vocazioni.
don Silvano, il parroco