Parrocchie in unità pastorale alla Guizza, Sabato 9 e domenica 10 maggio 2026
Intervento del Consiglio pastorale Unitario
Siamo partiti da Cana. Fino a dove siamo arrivati?
Nella Lettera predisposta del vescovo Claudio al termine del Sinodo diocesano, si è richiamato al racconto delle Nozze di Cana (Gv 2,1-11). Al termine del brano evangelico si dice che: “i discepoli credettero in lui”; il segno tangente dell’acqua trasformata nel vino della festa nuziale è stato lo sprone per rimettere in viaggio la Diocesi di Padova e grazie al Sinodo abbiamo intuito delle strade, delle piste operative che ci hanno permesso di aprirci nuovamente al cammino e rinnovare così la missione evangelizzatrice della Chiesa.
Quali sono i passi compiuti fino a qui dalle nostre tre comunità in sintonia con quanto emerso dal Sinodo diocesano?
Nelle nostre parrocchie conosciamo da anni l’esperienza dei Centri d’ascolto della Parola di Dio: piccoli gruppi che, insieme a un bel gruppo di animatori preparati con cura, si ritrovano nelle case riuniti attorno ai testi biblici di Avvento e Quaresima. Ci sono anche gruppi che si ritrovano negli ambienti parrocchiali o che approfondiscono i testi biblici lungo l’anno, ad es. la lettura popolare della Bibbia con la Comunità Malbes al Bassanello. Gli elementi di fondo sono sempre la lettura, la comprensione e l’attualizzazione della Sacra Scrittura, intrecciando la fede e la vita. Nel tempo questi gruppi sono diventati autentici laboratori di relazioni fraterne illuminate dal Vangelo: il Vangelo accolto muove molteplici forme di prossimità che permette di comunicare alle persone la gioia dell’incontro con Gesù, la Buona Notizia. In questo incontro tra le nostre vite e il Signore Gesù risultano decisive le relazioni interne alla comunità: le altre persone sono la strada per capire noi stessi, per aprirci, per sostenerci nell’avventura umana e le nostre parrocchie vengono ancora riconosciute come luoghi di relazioni affidabili e significative, in cui sentirsi accolti per quello che si è.
La situazione delle parrocchie in Diocesi al termine del Sinodo era – e in parte è – disomogenea: molte erano ancora “singole” con il parroco residente, alcune collegate tra loro perché affidate a uno stesso parroco e poi vi erano una trentina di Unità pastorali, alle quali se ne aggiungevano altre, non riconosciute canonicamente ma che operavano allo stesso modo. Il quadro che ne emergeva era estremamente frastagliato, spesso nato in situazione di emergenza e non sempre accompagnato da adeguata riflessione. Alla luce del Sinodo, si è cercato di avviare, invece, una collaborazione più omogena tra parrocchie vicine, senza nulla togliere alle varie realtà già esistenti. Le Collaborazioni pastorali sono gruppi di parrocchie, minimo 5 e massimo 22, con una presenza abitativa al loro interno che varia dai circa 9mila della più piccola ai 45mila abitanti della più consistente. Ciascuna Collaborazione Pastorale ha un suo nome, un coordinatore presbitero e uno laico: la nostra si chiama Collaborazione Pastorale Bassanello e comprende le parrocchie di Bassanello, Crocifisso, Guizza, Mandria, S. Giovanni Bosco, S. Teresa di Gesù Bambino, Salboro e Voltabrusegana; don Silvano ne è coordinatore presbitero e Marco Piroi della Mandria il coordinatore laico. Le Collaborazioni pastorali hanno tre compiti specifici:
- l’attenzione al territorio in cui sono inserite le parrocchie;
- uno stile condiviso nell’assumere le scelte e i percorsi diocesani;
- la formazione unitaria degli operatori pastorali.
Punto di riferimento delle Collaborazioni pastorali è il Coordinamento delle Collaborazioni pastorali, un gruppo di lavoro costituito da: presbiteri e diaconi permanenti in servizio pastorale, rappresentanti delle comunità di vita consacrata, vicepresidenti del Consiglio pastorale parrocchiale e/o unitario; i referenti degli ambiti Annuncio, Liturgia, Carità e Gestione economica.
E ora? Quali passi ancora?
I dati numerici evidenziano la progressiva diminuzione dei presbiteri nella nostra Diocesi. L’attuale modello di Chiesa, incentrato sulla figura del presbitero, è destinato a mutare: ai parroci saranno affidate sempre più parrocchie e il singolo presbitero non potrà più sostenere da solo l’intera azione pastorale. Di fronte a questo scenario e al calo di tutte le vocazioni, possiamo scegliere: cedere allo sconforto rimpiangendo il passato, oppure ringraziare Dio per le nostre comunità e assumerci la responsabilità di rendere viva la nostra realtà fraterna.
Durante un recente incontro del Consiglio Pastorale Unitario, don Fabio Moscato ci ha ricordato che la Chiesa nasce dall’incontro tra la Parola di Dio e un gruppo di persone che, alla sua luce, si riconoscono fratelli e sorelle. Ci ha ricordato, inoltre, che i Sacramenti sono strumenti di condivisione: la Chiesa è per sua natura missionaria e tutti siamo coinvolti in questa missione. In questo senso, allora, il Battesimo ci rende tutti discepoli-missionari, non per convertire, ma per far sperimentare a tutti l’amore di Dio.
Ora siamo chiamati a essere vivi!
Come ben ricordato da Papa Francesco, la Chiesa non esiste per se stessa e il suo centro è fuori di sé: deve abitare il mondo, condividere e camminare insieme alla gente, uscendo dall’autoreferenzialità.
Si apre quindi una riflessione sui Ministeri Battesimali, valorizzati dal Sinodo Diocesano e dal Concilio Vaticano II. Tutti i battezzati sono protagonisti della missione di evangelizzare. Questi ministeri esprimono la corresponsabilità dei laici in ambiti essenziali: catechesi, liturgia, carità, amministrazione economica e coordinamento. Essi non sostituiscono la partecipazione dei fedeli, ma la animano; sono temporanei e ricevono un mandato quinquennale dal Vescovo.
Capiremo un po’ alla volta quale forma assumeranno questi servizi nelle nostre comunità: quello di oggi è un semplice passo del percorso.
Uscendo di chiesa vi verrà consegnato un foglietto con una riflessione e una domanda. Vi chiediamo di portarlo a casa e di restituirlo (in forma anonima) durante le celebrazioni della prossima domenica. Le vostre risposte aiuteranno il Consiglio Pastorale nel discernimento per continuare a essere pietre vive nella Chiesa.