LE SCELTE SULLE ARMI

L’aggressione russa all’Ucraina ha oggettivamente sconvolto le agende
politiche delle democrazie occidentali. Da una doppia emergenza,
quella climatica e pandemica, si sta scivolando nei fatti verso un’altra
emergenza legata alla difesa e alla sicurezza nel cuore dell’Europa (ma
anche in Estremo Oriente). Il tema lacerante del riarmo, e del
raggiungimento del 2% del Pil in spesa militare concordato in sede
Nato, non merita di essere affrontato, sia in sede europea sia nel
nostro Paese, assumendo posizioni strumentali. Democrazie mature
sono in grado di affrontare un tema sensibile e complesso andando
oltre il ‘va fatto perché va fatto’ e non limitandosi a un pacifismo solidarismo a intermittenza, che si riaffaccia nei partiti solo quando
appare conveniente. Si può fare di più, si deve fare meglio. (…) Proprio
quel ‘no’ forte pronunciato da papa Francesco al riarmo europeo e
globale, (…) esige che innanzitutto ci sia un dibattito vero (…) e che
comunque si conservi il ruolo proprio della politica (…): questa Europa
che si divide costantemente su tutto – dall’accoglienza dei migranti
alla sicurezza energetica alla stessa azione di politica estera – si ritrova
compattamente unita nel desiderio di avere più armi e più
‘deterrenza’, ma per la gran parte ognun per sé. Soldi in armi e soldati
dei singoli Stati subito; difesa comune (più efficiente e meno costosa)
domani, forse. Nessuno può avere dubbi sul fatto che quali che siano,
infine, per convinzione o per necessità, per mediazione o per sfida, le
scelte compiute dall’Italia e dagli altri Stati della Ue, il sogno europeo
era e resta un altro.
(Avvenire; Marco Iasevoli; Giovedì 31 marzo 2022; Le scelte sulle
armi. Ma il sogno europeo era e resta un altro)