Il ritrovamento, la scorsa settimana, di una borsa contenente una pistola nei pressi dell’ingresso della chiesa dei Santi Angeli custodi ha suscitato grande attenzione nella nostra comunità. Grazie al tempestivo intervento delle autorità e ai successivi accertamenti, la situazione è stata prontamente gestita e chiarita nella sua dinamica. L’episodio si è risolto senza conseguenze, ma ciò che resta, più importante e profondo, è lo spunto di riflessione che questa vicenda ci offre.
Viviamo in un’epoca in cui tendiamo a percepire i pericoli come minacce esterne, provenienti da chi desidera farci del male intenzionalmente. Spesso, però, le fonti di disagio, preoccupazione o rischio nascono da semplici distrazioni, leggerezze o dimenticanze. Non necessariamente dalla cattiveria, quindi, ma dalla fragilità umana che accomuna ciascuno di noi. Questo evento ci ricorda che le nostre azioni, ovunque ci troviamo, non riguardano mai solo noi stessi: siamo intrecciati in una fitta rete di relazioni e ogni nostra scelta, ogni attenzione o trascuratezza, produce inevitabilmente effetti sugli altri.
La Bibbia ci propone una domanda fondamentale, che attraversa tutta la storia dell’umanità: dopo aver ucciso il fratello Abele, Caino chiede a Dio con arroganza: «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9). La sapienza cristiana risponde da sempre con fermezza: sì, siamo custodi gli uni degli altri. Non possediamo la vita altrui, ma ne siamo responsabili. Siamo chiamati a prenderci cura del prossimo, a vigilare, a proteggere, a non cadere nell’indifferenza e a prevenire il male, specialmente nei confronti dei più piccoli e dei più vulnerabili.
Questa responsabilità si manifesta ogni giorno e in ogni contesto: nel rispetto delle regole comuni, nello sguardo attento e fiducioso verso chi ci circonda, nella disponibilità a offrire aiuto a chi si trova in difficoltà. Si esprime nella cura con cui custodiamo ciò che ci è stato affidato, ma anche in sguardi, gesti e parole frutto di sincero affetto reciproco. Una comunità cresce davvero solo quando ciascuno sente che il bene comune è, almeno in parte, nelle sue mani. La dedicazione di una delle nostre tre parrocchie agli Angeli custodi ci ricorda proprio questo impegno quotidiano. Questi spiriti beati, simbolo della premura di Dio per ogni persona, ci assicurano che nessuno è mai lasciato solo. Allo stesso tempo, ci dicono che la custodia divina passa spesso attraverso le mani, gli occhi e il cuore di noi uomini e donne. Dio si prende cura dei suoi figli attraverso una comunità vigile, attraverso chi riconosce un disagio, agisce con prudenza e sceglie di non voltarsi mai dall’altra parte.
Il parroco, don Silvano