Nelle settimane che vanno da Pasqua a Pentecoste, viviamo il cosiddetto Tempo di Pasqua, un periodo in cui la Chiesa ci accompagna a gustare la vita nuova donata dal Risorto. La Pasqua di Gesù non è un evento isolato, ma una grazia che abbraccia l’intera creazione: mentre celebriamo la vittoria di Cristo sulla morte, veniamo tutti rinvigoriti dal dono dello Spirito, che ci coinvolge pienamente nella sua risurrezione.
In questo orizzonte si innesta puntuale la riflessione proposta nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium di papa Francesco, testo che papa Leone XIV ha riconsegnato a tutta la Chiesa, indicandolo come guida sicura per il cammino dei prossimi anni. Ne riprendiamo alcuni passaggi in questa domenica segnata dall’intervento di alcuni membri del Consiglio pastorale unitario sul tema della corresponsabilità oggi nella Chiesa, desiderosi di recepirlo nel concreto del nostro territorio e delle nostre parrocchie, ben consapevoli che è qui che siamo chiamati a testimoniare il Risorto.
La parrocchia, ci ricorda il testo, non è una struttura burocratica, ma una comunità che vive tra la gente (n. 28). La fede non può restare chiusa in chiesa: entra nelle case, nel lavoro, nelle relazioni, ben consapevoli, poi, che non va dato per scontato che quanti abbiamo accanto siano battezzati o conoscano il Signore. Essere cristiani, d’altra parte, non significa “fare delle cose”, ma vivere dell’amore di Dio e lasciarlo trasparire nei gesti quotidiani.
Vivere il Vangelo non è un’impresa solitaria ed Evangelii gaudium ci incoraggia a riscoprire che tutti siamo chiamati a portare il Vangelo (n. 111). Non è un compito riservato ai preti o ad alcuni operatori pastorali, ma una missione che tocca tutti: «In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario… La nuova evangelizzazione deve implicare un nuovo protagonismo di ciascuno dei battezzati» (n. 120).
L’interrogativo di Papa Francesco ci arriva poi a bruciapelo: «E noi che cosa aspettiamo?» (n. 120). Non è un invito a rimboccarsi le maniche per “fare numero”, ma una domanda che va al cuore della nostra gioia. In modo provocatorio, il testo ci ricorda che abbiamo tra le mani il dono più grande, il Vangelo.
Viverlo come un bene che ci coinvolge oggi, dentro e fuori la parrocchia, è l’invito che i membri del nostro Consiglio Pastorale ci aiutano a raccogliere per camminare insieme.
don Silvano, il parroco