Sentiamo spesso parlare di polarizzazione. È una parola che descrive una realtà che purtroppo conosciamo bene: la tendenza a dividerci, di fronte a temi, fatti, situazioni… in tifoserie contrapposte. Succede in politica, sui social network, nei telegiornali come pure nelle comunità e famiglie, nella Chiesa. Sembra che su ogni argomento si debba scegliere in modo netto: o bianco o nero. Le sfumature, che rendono la vita ricca e complessa, vengono viste come limiti, debolezze o indecisioni.
Ma da dove nasce questa abitudine a dividersi sino anche a scontrarsi? Spesso deriva da come si intende la verità. Oggi tendiamo a pensare che sia vero solo ciò che “sentiamo” giusto per noi, ciò che si adatta alle nostre idee o alle nostre emozioni. Sembra che la verità abbia lasciato i contorni di qualcosa da scoprire con umiltà, fino ad essere qualcosa che decidiamo noi. Di conseguenza, il dialogo perde valore: se la mia idea è l’unica verità possibile, chiunque la pensi diversamente diventa uno che non capisce ed eventualmente un avversario da sconfiggere, non uno come me con cui confrontarsi. Al ragionamento si sostituiscono gli slogan; all’ascolto, la fretta di giudicare.
La fede cristiana ci propone una strada diversa. Credere non significa “farsi una propria verità” su misura, ma affidarsi a un Amore che ci precede, ci supera e ci accoglie. In questo senso, il cristiano non teme il dialogo né chi la pensa diversamente. Chi sa che la verità è un dono di Dio non ha bisogno di usarla come un’arma per ferire gli altri, ma la ricerca continuamente e la propone con pazienza, umiltà e rispetto. Gesù stesso non ha detto: “Io possiedo la verità”, ma ha detto: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Per noi la Verità non è una teoria da difendere a denti stretti, ma una Persona da seguire. Seguire Gesù ci insegna a unire cose che per alcuni sembrano nemiche: la fermezza della nostra fede e il rispetto profondo per la coscienza di ogni persona; la chiarezza delle nostre scelte e la mite accoglienza dell’altro.
Consapevoli di questo, come Chiesa siamo chiamati a essere un segno di speranza in un mondo tanto diviso. Dove gli altri creano barriere, noi siamo chiamati a costruire ponti; dove cresce il sospetto, possiamo seminare fiducia. La stessa parrocchia è chiamata ad essere, come ogni famiglia, quasi un laboratorio della ricerca, lasciando la pretesa di avere sempre ragione per camminare insieme dietro al Signore, ascoltandosi e lasciandosi correggere dai fatti e dagli altri. Manifestare la bellezza di essere uomini e donne che, guidati dal Vangelo, cercano la verità con intelligenza, libertà e umiltà è tra le più belle testimonianze che possiamo offrire oggi, perché solo una verità accolta come un dono, e non fabbricata da noi, può far nascere la pace e la comunione.
don Silvano, il parroco