È questo l’invito che risuona nella Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni di quest’anno, un appuntamento che la Chiesa celebra da ormai 63 anni nella quarta domenica di Pasqua. Un richiamo forte e che può essere percepito quasi troppo distante dalla nostra vita.
Come posso io essere santo? Me lo chiedevo anche io quando ho iniziato a intuire che forse mi sentivo chiamato a diventare prete probabilmente perché ancora pensavo che i preti fossero dei santi. E potremmo anche chiederci: come posso esserlo dappertutto?
Anche io in quel momento sentivo dentro di me che è facile pensare di esserlo finché sei in parrocchia o finché fai del bene, ma tutto il resto della vita?
Innanzitutto è importante chiedersi a che punto siamo del nostro percorso vocazionale.
Ogni persona cristiana infatti può facilmente rendersi conto che c’è una dimensione vocazionale nella sua vita che lo chiama a essere testimone dell’amore del Signore in ogni luogo; eppure quell’«ovunque siate» si può anche intendere come riferimento al nostro essere in momenti diversi del nostro cammino. Siamo chiamati a comprendere la nostra continua chiamata alla santità da parte di Dio che c’è in ogni fase della nostra vita, che siamo adolescenti, anziani, appena sposati, adulti, suore, preti con 25 anni di messa o che stiamo per diventare preti. Tutti quanti siamo chiamati alla santità.
Giustamente però, per via delle bellissime figure di sante e santi che abbiamo imparato a conoscere fin da piccoli, spesso la santità ci sembra qualcosa di riservato a degli eletti particolari di cui noi non sentiamo di essere parte. Dobbiamo invece cercare di comprendere la santità come la nostra occasione di vivere a pieno la relazione con il Signore nel presente. È quello che hanno fatto anche i santi, vivendo la loro vita di donne e uomini come tutti ma aspirando a vivere sempre nell’amore del Signore; queste figure diventano allora per noi persone normali di cui non dobbiamo imitare la vita ma chiedere lo stesso loro desiderio di amare Dio in tutto ciò che siamo e facciamo.
Allora possiamo sentire forte anche per noi quell’invito ad aspirare alla santità perché non si tratta di fare i bravi in attesa che qualcuno ci dica che siamo santi, ma si tratta di vivere una relazione piena con il Signore, sentendoci amati in ogni istante e rispondendo a una chiamata che ci vuole felici e beati da oggi all’eternità.
don Tommaso,
diacono prossimo all’ordinazione presbiterale