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UNA CHIESA SENZA PRETI?

Con nell’aria il profumo delle ripartenze, le nostre Parrocchie vivono due snodi significativi che danno ulteriore spessore alla riflessione e alla preghiera per il Seminario, a cui siamo invitati dalla nostra Diocesi in questo mese.
Da un lato salutiamo con affetto e gratitudine don Tommaso Bolognesi, che nell’ultimo anno ha camminato con noi da diacono e poi da prete novello, donandoci la gioia delle sue prime Messe e del suo servizio accanto ai ragazzi, ai giovani e alla comunità: a lui va il nostro grazie e l’augurio di un buon ministero nelle Parrocchie di Caselle de’ Ruffi, Murelle, S. Angelo di S. Maria di Sala e Villanova. Caro don Tommaso, “come ulivo verdeggiante nella casa di Dio”, confida “nella fedeltà di Dio” (cfr. Sal 51,10)! Contestualmente, accogliamo con gioia don Luca Milani che, pur dedicandosi prevalentemente all’insegnamento, si affiancherà a noi: gli auguriamo di sentirsi presto a casa.
Questo avvicendamento ci ricorda che la comunità cristiana vive di diverse vocazioni, tra cui quella al ministero ordinato. Non solo: il contesto attuale ci provoca a una riflessione ulteriore. Di fronte al calo generale delle vocazioni, compresa quella presbiterale, la tentazione è cedere a una passiva “abitudine” a una Chiesa senza preti, quasi fosse un declino ineluttabile. Il tema propostoci dalla Diocesi, invece, ci chiede di “Osare nella preghiera”: l’attuale situazione non permette una rassegnata attesa, ma provoca al coraggio audace di chiedere al Padre il dono di risposte generose a ogni vocazione, compresa quella presbiterale.
Per alcuni, il vuoto lasciato dal calo numerico dei preti potrebbe essere coperto dai laici.
Tuttavia, come ricordava un recente articolo di Avvenire (“I laici prenderanno il posto dei sacerdoti? No, ma ecco come può cambiare il loro ruolo”), la risposta alla crisi vocazionale non è il rimpiazzo o la clericalizzazione dei laici, ma la riscoperta della vivacità battesimale di tutto il Popolo di Dio. I presbiteri hanno un ruolo specifico, affidato dal Signore e dalla Chiesa, nella presidenza dell’Eucaristia, nella Riconciliazione e nella guida pastorale della comunità; ma, attorno all’Eucaristia, ciascun battezzato è chiamato a far fruttificare i propri doni. Non abbiamo bisogno di laici che “facciano i preti”, ma di laici che vivano con corresponsabilità la loro vocazione nel mondo così come nella comunità, contribuendo attivamente alla liturgia, alla carità, alla catechesi e alla gestione viva della Parrocchia.
Accogliere don Luca, salutare don Tommaso e guardare al futuro del Seminario significa anche questo: lasciarci provocare a pregare con audacia per i preti di oggi e di domani, senza delegare ad altri il nostro Battesimo.
don Silvano, il parroco