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DALLA TESTA AI PIEDI. “Siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute” At 10,39

Durante le udienze del mercoledì mattina in questo periodo, papa Francesco sta approfondendo il tema dei vizi e delle virtù. In un primo momento questa riflessione potrebbe apparire lontana dalla nostra vita, presi come siamo dentro un contesto culturale che dà poco valore alla vita interiore. Una valutazione più attenta, tuttavia, credo possa farci riconsiderare questi aspetti.
Se ci ascoltiamo, avvertiamo di essere attratti da tante realtà che non sono tutte costruttive e ci domandano un continuo combattimento, necessario per scegliere ciò che fa realmente bene, conservare la fede e arricchire i doni di Dio in noi. La vita spirituale è dono dello Spirito che ci abita sin dal Battesimo, vita che sgorga in noi come sorgente inesauribile ma, come già ci ha annunciato l’unzione fatta con l’olio sul petto proprio nel giorno del Battesimo, per custodirla e farla crescere dobbiamo accettare <la dinamica della lotta spirituale contro ciò che potrebbe allontanarci da essa e da Dio.
Riconoscere che vi sono atteggiamenti capaci di farci vivere uniti a Dio e ai fratelli e altri in grado di allontanarci, è necessario per vivere la fede. Siamo figli di Dio, chiamati a grandi cose, ma anche peccatori, figli che, talvolta o anche ripetutamente, cedono al fascino dei vizi e coltivano modi di vivere che non danno gloria a Dio e allontanano da sé e dagli altri. Il peccato c’è ed è possibile a tutti. Trovarsi a dire che non si ha peccato potrebbe essere il segno che ci conosciamo poco e poco conosciamo il Signore e la sua Parola. Questo non significa che la nostra vita sia sbagliata bensì che siamo fragili e nessuno può dirsi sicuro di scegliere la fede, la speranza, la carità, la prudenza, la giustizia, la fortezza, la temperanza piuttosto che l’ira, l’avarizia, l’invidia, la superbia, la gola, l’accidia o la lussuria.
Nella prima domenica di Quaresima, il Vangelo proclamato alla Messa (Mc 1,12-15) pone questa tensione, in modo forte, dinanzi ai nostri occhi.
In esso Gesù sperimenta la tentazione: una serie di lusinghe del maligno che cerca di attirarlo a sé e di fargli abbandonare il suo progetto di amore, la sua fedeltà al Padre, la sua missione tra noi. Nutrito della Parola di Dio,
intimamente unito al Padre, innamorato dell’intera umanità, tuttavia, Cristo non cede al maligno. Uniti al Signore anche la nostra lotta contro il male diventa efficace: nutriamoci, allora di lui, della sua Parola, così da combattere ogni giorno la buona battaglia della fede (1Tim 6,12) e sperimentare la forza di una vita fedele al Signore “dalla testa ai piedi”.
Il parroco, don Silvano