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PACE

La guerra: male assoluto, terribile sciagura, virus senza vaccino, offesa verso l’umanità e verso Dio. La pace: bene assoluto, seme di fraternità universale, condizione necessaria per lo sviluppo della vita umana; pace, cuore
delle religioni.
Sono infinite le espressioni che papa Francesco ha usato negli ultimi mesi: in particolare, dall’inizio del conflitto in Ucraina non è trascorso giorno senza un suo appello a far tacere le armi e a porre fine alla tragedia di un conflitto che miete vittime, provoca milioni di profughi, devasta le città, alimenta l’odio tra i popoli. Fin dall’inizio del suo ministero, papa Francesco prega perché vi sia pace in ogni angolo del pianeta e invita i cristiani a fare altrettanto, affinché la «terza guerra mondiale a pezzi» lasci il posto alla convivenza pacifica e rispettosa.
Innumerevoli suoi discorsi e gesti vanno in questa direzione, compresi gli incontri con i leader politici e quelli di altre religioni. La stessa “diplomazia vaticana” lavora con impegno su questo versante, allargando lo sguardo a tutti i numerosi conflitti che diventano a loro volta causa-effetto di “pandemie” sanitarie e non solo: povertà, sottosviluppo, mancanza di istruzione per le giovani generazioni, odi razziali, sfruttamento delle terre e delle risorse naturali…
Ma perché alla Chiesa interessa tanto la pace? Come mai, almeno da 57 anni, dedica ogni anno l’1 gennaio alla preghiera per la pace? E perché da tanti anni, la nostra Diocesi promuove in una domenica di gennaio la Marcia della pace?
La Chiesa ha a cuore il Signore e in lui ha a cuore l’umanità tutta e sia Cristo che l’umanità in lui rinnovata, riconoscono nella pace il dono più desiderato dal cuore umano. La pace, nelle sue diverse dimensioni di bene, permette all’umanità di esistere e di partecipare alla creazione: consente alla persona di crescere in tutte le sue dimensioni, realizzando al meglio se stessa. La pace sta a cuore a Dio perché egli desidera che il bene che abita nella casa della Trinità possa espandersi nell’universo intero: proprio per essa Cristo è venuto e per essa ha dato tutto se stesso. Ed ecco che, come comunità cristiana, non possiamo non appassionarci alla pace, attingendo da Cristo Risorto l’amore da portare a tutti. Un po’ come avviene durante la Messa: prima della Comunione, quando già il pane e il vino sono diventati il segno vivo del corpo e del sangue di Cristo, la pace scende dall’altare verso l’intera assemblea per poi raggiungere anche chi non è presente.
Partecipiamo alla marcia diocesana della pace di quest’anno, il 28 gennaio alle ore 14.30 a Dolo (Ve) e impegniamoci, a partire dalle relazioni più prossime, a far arrivare a tutti la pace di Cristo. Non smettiamo di chiederla al Signore, dal Risorto che venendo tra noi ci dice proprio: «Pace a voi!».
Il parroco, don Silvano